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Il Papa e la strategia della Chiesa, la rinuncia agli ori per ritrovare folle osannanti e papaboys

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Nel momento dell'habemus Papam in pochi sapevano chi fosse Giorgio Bergoglio e quasi nessuno si aspettava quel nome dopo aver visto la fumata bianca; quel Giorgio Bergoglio, diventato Papa Francesco, oggi raccoglie consensi da molte parti e sul papato soffiano ventate di un ritrovato entusiasmo collettivo.
Papa Francesco augura buon pranzo dopo l'Angelus, scende dalla Papa-mobile e abbraccia la gente, rinuncia agli ori e dà appuntamento ai giovani per la prossima Giornata mondiale della gioventù.

A portare Benedeto XVI alle dimissioni può essere stata la stanchezza fisica dell'uomo anziano così come stanca appariva l'immagine della Chiesa, immagine che lo stesso Benedetto XVI non ha - forse - aiutato ad alleggerire e a far piacere a tutti, sia per le dichiarazioni del teologo Ratzinger, sia per i gesti e i rituali ormai fuori moda che il Papa emerito tirava fuori dai bauli polverosi del Vaticano: cappelli di tela rossa, pellicce di ermellino, scarpe rosse, paramenti, messe in latino ecc. Dopo Giovanni Paolo II, lo dicono tutti, ogni tentativo da parte di Benedetto XVI di imitare il suo predecessore sarebbe stato inutile e fortemente criticato; allora, da Papa, ha fatto il Papa mettendosi nelle vesti di Papa e non in quelle di Giovanni Paolo II: inosmma, Papa come istituzione e non Papa come Wojtyla. Con la scomparsa del suo predecessore, Benedetto non era chiamato a fare il successore di Giovanni Paolo II ma il successore di Pietro.

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Rileggevo un articolo del vaticanista Giancarlo Zizola, pubblicato su Specchio, inserto di La Stampa, del 23/12/2000 dedicato all'Anno Santo, cioè al Giubileo del 2000.
Scriveva Zizola:

la Chiesa cattolica è tornata all'offensiva, ha mobilitato masse euforiche, serrato i ranghi. Ma riusirà ad arginare la laicizzazione della società, la crisi delle vocazioni?

Nonstante le folle oceaniche e le numerose convocazioni di massa, nell'articolo si faceva notare che le chiese e i seminari non tornavano a riempirsi e anche l'associazionismo cattolico non faceva registrare aumenti di adesioni.
Inoltre, Zizola rilevava l'ambiguità del Giubileo: da una parte, la spinta della Chiesa romana capace di mobilitare le masse pronte a mercanteggiare e affamate di rivincite politiche; dall'altra, la predicazione di una morale dura e intransigente su sessualità e divorzio.

Quale Chiesa era prefigurata da Giubileo? Quella profetica del Papa a Betlemme? O quella della nuova cristianità, comandata dal clero, circondata da masse osannanti?

Qualche anno più tardi, con Benedetto XVI a prevalere sono stati i primi e di folle osannanti (pensate ai Papaboys) se ne sono viste sempre meno.

Anche oggi nel 2013, con Francesco la Chiesa sta tornando all'offensiva e lo si vede dalla risposta mediatica. Media che da una parte raccontano gli avvenimenti della Chiesa (i giornalisti che lo stesso Papa Francesco ha incontrato pochi giorni dopo l'elezione) e dall'altra sostengono le nuove spinte innovatrici come in un'operazione di marketing. Torneranno le folle osannanti e i Papaboys, come dicevo qui.
Sul perché la Chiesa si rivolga ai giovani, possiamo trovare le risposte sia nella missione evangelica della Chiesa, sia nelle strategie di marketing. I giovani possono essere raggiunti in modo capillare e mirato dal mondo dell'associazionismo cattolico e dai movimenti laicali (Azione Cattolica, Comunione e Liberazione, Focolari ecc.). Anche l'Associazione dei Papaboys si propone come movimento per i giovani, ma non è riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa.

Nel mondo profano, le imprese traggono profitto dalla cultura dei giovani, dalla quale riprendono le idee e i prodotti che poi rivendono ai giovani stessi come brand o modello vincente. Lo abbiamo visto in questi giorni: una grossa compagnia come Yahoo compra per svariati milioni di steriline un'applicazione per telefonini da un ragazzo 17enne, raccontando come il ragazzo abbia prodigiosamente sviluppato una start-up geniale. La notizia del giovanissimo milionario ha fatto il giro del mondo in pochi clic, meglio di ogni altro spot pubblicitario in tv.

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Le dimissioni di Benedetto XVI e l'elezione di un Papa come Francesco, quindi, porta di nuovo la Chiesa all'offensiva mobilitando masse euforiche con la missione di arginare la crisi delle vocazioni e la sempre più laicizzazione della società, specie in un mondo globale e sempre più neutro e politicamente corretto. Rinunce a ori e incensi che in realtà sono un investimento a lungo termine, per un ritorno di immagine che riporti alla Chiesa quel potere, anche mediatico, che i grandi numeri e le grandi folle osannanti sanno dare.

Per le immagini, fonte: internet.

Dettagli: 28/03/2013 · 2051 view

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Sono Antonio Picco e mi piace commentare le dinamiche di Twitter e di Facebook, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari, ma parlo anche di musica e tv.
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