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Pubblicità nuova Panda. Marchionne con la Fiat a Pomigliano come Steve Jobs con Apple in Cina

Ma quante italie conosciamo: quella dell'arte, quella della grande inventiva, quella del talento costruttivo, quella del paese pittoresco, quella dei giovani che cercano un futuro, o quella capace di grandi imprese industriali. Noi possiamo scegliere quale Italia essere; è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell'immagine che ci vogliono dare. Questo momento è quello di ripartire; ripartire nell'unico modo che conosciamo: con il nostro lavoro e mettendoci alla prova; perché in Italia ogni giorno c'è qualcuno che si sveglia e mette nel suo lavoro il talento, la passione, la creatività, ma - soprattutto - la voglia di costruire una cosa ben fatta. Le cose che costruiamo ci rendono ciò che siamo. Nuova Fiat Panda, questa è l'Italia che piace.

La nuova pubblicità della Fiat Panda non è lo spot di un nuovo prodotto; in 92 secondi è condensata la politica industriale della Fiat, una vera e propria propaganda della fabbrica come forma sociale alternativa a tutte le altre: la fabbrica è centro della vita di tutta la famiglia, di tutto il paese; la fabbrica provvede a te e tu provvedi alla fabbrica.

Marchionne con la Fiat a Pomigliano come Steve Jobs con l'ipad in Cina, paese dove notoriamente i lavoratori non hanno diritti riconosciuti come in Europa o in Usa; Cina pittoresca dove vengono costruiti i prodotti elettronici che sono l'oggetto del desiderio in tutto il mondo, mondo che è migliore grazie a Steve Jobs. Non è tutto vero e vi rimando a questo articolo sul New York Times, dove si legge: “Apple never cared about anything other than increasing product quality and decreasing production cost,” said Li Mingqi, who until April worked in management at Foxconn Technology, one of Apple’s most important manufacturing partners. Mr. Li, who is suing Foxconn over his dismissal, helped manage the Chengdu factory where the explosion occurred. “Workers’ welfare has nothing to do with their interests,” he said., accusando la Apple di non essersi interessata alle condizioni dei lavoratori in nome del solo profitto e della sola salvaguardia dell'impresa stessa. Anche la Fiat ha posto come condizione di sopravvivenza nel nostro Paese di poter derogare ad alcuni dei diritti dei lavoratori.

Ascoltiamo bene cosa dice lo speaker. Quando dice che ci sono tante italie, quella delle grandi imprese industriale è coniugata alle altre con una "o", e l'alternativa ci viene riproposta nella frase successiva: essere noi stessi o accontentarci?
Proprio quando parla di quell'idea di Italia da abbandonare, inquadrano Napoli e il Vesuvio. Il futuro dell'Italia, sembra dire, non è a Napoli ma vicino a Napoli e precisamente a Pomigliano dove sorge la fabbrica della Fiat che risolve i problemi del singolo e del Paese.
Solo alla fine, sulle parole costruire una cosa ben fatta si vede la Panda. Da notare anche che quando parla di mettersi alla prova, passano le immagini di un crash test.

La Panda esce dalla fabbrica, col logo ben lucido, e arriva nel mezzo di una tipica piazza italiana, vuota; la macchina si pone al centro, quasi fosse un monumento, una fontana, quella forma d'arte di cui si parla all'inizio. La Panda, sembra dire, è essa stessa arte, grande inventiva, talento ma in più è la grande impresa industriale.

Nella pubblicità non si fa vedere come, nella storia recente dell'Italia e della Fiat, l'Italia abbia investito soldi pubblici perché il grande gruppo, come ora vuole apparire, non era abbastanza competitivo.

La pubblicitià della Panda è molto diversa se comparata a quella della 500 dove, negli ultimi fotogrammi, si vede la nuova 500 con nello sfondo le auto americane della Chrysler (lo spot della 500 sembra essere girato tutto in Usa, tra l'altro).

Pubblità Fiat 500

L'Italia che piace come il mondo migliore di Steve Jobs, quindi. Migliore per chi?

Dettagli: 29/01/2012 · 2154 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.