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Nella pubblicità Conad chi lavora nel commercio deve rinunciare alla famiglia

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Nella pubblicità di Conad la verità su chi lavora nel commercio: il negozio prima di tutto, anche della famiglia. Non importa quanto ci sia da aspettare.

Lo spot ufficiale Conad

In questi giorni in tv, Conad promuove la propria catena di supermercati con uno spot e un messaggio apparentemente semplice e di sani principi morali. Nel parcheggio del supermercato, la sera, non c'è quasi nessuno se non un'automobile con dentro una donna che aspetta forse il compagno, che lavora proprio in quel supermercato. L'appuntamento è per le 19:30 ma alle 20:55, un'ora e mezza dopo, ancora non si vede nessuno.

Infatti, chi per lavoro si occupa dei punti vendita Conad deve mettere passione, entusiasmo e cura del dettaglio anche se questo vuol dire non rispettare gli orari e, inevitabilmente, rinunciare alla famiglia. La famiglia può aspettare anche una o due ore perché prima di tutto viene il negozio.

Negozi sempre aperti

La crisi economica degli ultimi anni ha causato la chiusura di molte attività, invece i negozi rimasti aperti non chiudono mai, neanche la domenica.

I grandi centri commerciali sono sempre aperti e in molti non sapendo come trascorrere il week-end si chiudono nei negozi, anche senza fare acquisti.

Senza orario

Con la scusa della crisi economica, il lavoro ha tutto un altro valore rispetto a prima. In favore del lavoro bisogna rinunciare: rinunciare a diritti, a retribuzione, alla famiglia, a se stessi ecc.

Le immagini della pubblicità di Conad rappresentano bene e chiaramente che cosa voglia dire lavorare nel commercio, cioè rinunciare alla famiglia e a se stessi, in favore del supermercato. Per Conad, sembra di capire che l'uomo non sia prima di tutto un cittadino ma un lavoratore e come tale ha ragione di essere solo e principalmente in funzione del posto in cui è impiegato, oltre la logica del profitto.

L'immagine è un frame dello spot.

Dettagli: 17/02/2016 · 1482 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.