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Che cosa vuole venderci questa pubblicità?

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La pubblicità serve per vendere ma a volte non si capisce che cosa vogliono venderti: se un prodotto vale l'altro, la differenza la fa il marchio.

Il caso Melegatti

Melegatti è famosa per il pandoro. Ricordo quando, per Natale, in tv andavano gli spot con Franca Valeri e nella confezione trovavi la cartolina da spedire per partecipare al concorso a premi e vincere magari una Ferrari o una Porsche.

Era un'altra epoca e oggi ci sembra così lontana.

Oggi, Melegatti non fa solo il pandoro ma anche altri dolci, come i cornetti nella foto. Non vediamo gli spot con Franca Valeri in tv perché la pubblicità è cambiata e usa nuovi mezzi. Così, è capitato un post su Facebook con una foto e una scritta.

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Un letto, due persone sul letto, due cornetti forse aggiunti con un montaggio, due tazze e una scritta: ama il prossimo tuo come te stesso... basta che sia figo e dell'altro sesso.

Immancabili le accuse di omofobia dal popolo del Web (che siamo sempre noi).

Che cosa vogliono venderci?

Se nascondi con un dito la scritta Melegatti, è difficile indovinare che cosa voglia venderti quella pubblicità. Andrebbe bene per pubblicizzare lenzuola, biancheria per la casa, un hotel, una ONLUS ecc. Invece, pubblicizza i cornetti e lo capisco perché leggo Melegatti, che so produrre dolciumi.

La pubblicità riflette gli orientamenti dominanti della società

Nel 1987, Michele Rizzi in La pubblicità è una cosa seria scriveva che la pubblicità non crea modelli culturali di riferimento ma si limita a rappresentare la società usando il linguaggio, le preferenze e gli orientamenti prevalenti.

La scritta accusata di essere omofoba è contraria a una certa coscienza pubblica gay friendly.

Il Web ha subito risposto con inviti a boicottare Melegatti.

La parte ama il prossimo tuo come te stesso è lì per caso, senza significato se non quello di amare qualcuno per farci sesso.

Vendere uno stile di vita

Come ha fatto Findus con la pubblicità in cui un uomo invita la madre a pranzo per presentarle il suo compagno, anche altre aziende rappresentano l'orientamento dominante gay friendly della società per raccogliere il favore del pubblico e - quindi - per vendere di più; però, in realtà non ci dicono quanto siano più buoni i loro prodotti e perché dovremmo preferirli a quelli della concorrenza. L'azienda ci invita a preferire i propri prodotti perché ci mostra di rappresentare le preferenze e gli orientamenti dominanti della società. Siccome la società sei anche tu, allora anche tu devi accettare quei modelli di riferimento inscenati nella pubblicità.

Contano di più gli stati d'animo

A parole si può dire ciò che si vuole ma sono gli stati d'animo a prevalere nelle scelte di chi compra.

Un'azienda che fa la pubblicità non promuovendo i propri prodotti ma i modelli culturali è come un politico in campagna elettorale che promette per te una vita migliore se lo sceglierai fra gli altri.

E tu?

I tuoi comportamenti e le tue scelte da consumatore sono influenzate dalla pubblicità?

Dettagli: 21/11/2015 · 938 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.