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Pubblicità immobiliare.it per famiglie con bambini che si sentono soli

Avete visto la pubblicità in tv? Il bambino scrive a immobiliare.it come se fosse Babbo Natale: non gli chiede un nuovo gioco ma una nuova casa vicino al compagno di giochi. Già, perché il computer, il tablet e lo smartphone non gli mancano e li deve usare tutti prima di riceve una risposta da immobiliare.it. Al bambino Luigi, disperso in una casa che sembra grande, con grandi stanze dove è sempre da solo, manca invece l'attenzione dei genitori; con loro fa a gara per usare il computer e il tablet. Nella casa i genitori non cercano il figlio ma il computer, il tablet, o lo smartphone che il bambino può usare senza la sorveglianza di mamma o papà.

Alla fine si vede la madre avvicinarsi al figlio, forse perché in cerca dello smartphone: trova il figlio nascosto sotto una coperta a trafficare con lo smartphone sugli annunci di case vicino a Leo, il compagno di giochi.

Quale può essere il target della pubblicità di immobiliare.it? Famiglie di professionisti, benestanti, con casa di proprietà. In un altro spot di immobiliare.it trasmesso in tv qualche tempo fa, a cercare casa era una giovane donna in riva al mare senza nessuno intorno. Insomma, se siete una famiglia di quelle che in casa ci vive e non solo ci abita, se magari avete figli che quando giocano rischiano anche di rompere qualche finestra, o se avete un cane o, peggio, se siete immigrati, la pubblicità di immobiliare.it sembra non fare per voi: non si possono vendere e comprare case se chi ci abita cucina, mangia, invita gli amichetti dei figli a giocare in salotto ecc.

Dettagli: 30/08/2013 · 2579 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.