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Tv, se lo dico io gratis non vale niente

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

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Manifestare il proprio pensiero non è un'invenzione dei giorni nostri, come internet, e il diritto di poterlo fare liberamente (art. 21 della Costituzione) ha radici profonde nelle prime democrazie della storia. In alcuni paesi del mondo manifestare il proprio pensiero, o persino pensare, è vietato mentre in altri dove questo diritto è riconosciuto c'è l'illusione di poterlo fare veramente.

Anche le espressioni artistiche sono libere e non solo perché la manifestazione del proprio pensiero è libera: l'arte è libera in un senso più ampio perché - specie nella concezione che oggi abbiamo dell'arte - è la modellazione di uno stato interiore perturbato dalle condizioni morali, culturali e sociali ma restituito senza un universale codice interpretativo. Pertanto, la denuncia sociale - ad esempio - non è un'espressione artistica anche se fatta in maniera creativa. Guernica di Picasso rappresenta la brutalità della guerra ed è stato dipinto nel 1937 dopo il bombardamento della cittadina, Guernica, da parte dei tedeschi. Sulla tela Picasso trasferisce l'effetto che la realtà di una città brutalizzata imprime perturbando lo stato interiore dell'artista; il quadro è stato prima il simbolo della resistenza al nazismo e successivamente della lotta al franchismo: senza un codice interpretativo universale, il quadro non è la denuncia di un atto di guerra ma è una testimonianza di brutalità universalmente riconosciuta.

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Il diritto di manifestare il proprio pensiero è lo stesso per tutti ed è gratuito: non devi pagare per dire come la pensi e, soprattutto, se hai qualcosa da dire non puoi vendere o dare un prezzo al tuo pensiero. Non puoi dare un prezzo al tuo pensiero perché - essendo il diritto uguale per tutti - il tuo diritto di parlare non è più speciale rispetto a quello degli altri. Al contrario, puoi dare un valore ad un'opera d'arte ma non per cosa l'opera rappresenta ma per il valore di mercato che l'investimento può rendere; inoltre, un'opera d'arte - un quadro, una statua o un monologo a teatro - per quanto detto prima non può essere di denuncia sociale.

Chi si propone di dire qualcosa di importante per tutti, di parlare di temi sociali, di scuotere le coscienze, come può dare un prezzo a quello che ha da dire? Inoltre, perché un milionario che parla dei problemi del Pease e degli italiani dovrebbe avere più credito di uno qualunque che i problemi, di cui l'artista vuole parlare, ce li ha davvero? E perché quello che dice uno qualunque gratis - ad esempio, quello che si può leggere pubblicamente ogni giorno su twitter - se detto da uno in particolare vale 350 mila euro? Dove è finita l'uguaglianza?

Che credibilità dare a chi è disposto a dare in beneficenza tutto il compenso pattuito, pur di dire liberamente come la pensa, ma poi dice che alcuni giornali sono inutili? Cosa che posso aver detto anch'io più volte ma gratis!

Il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero è un'illusione quando usato a fini di propaganda.

Dettagli: 15/02/2012 · 1277 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.