Le parole sono di tutti e le opinioni si condividono

Cerca per parola:  

Sei qui: Home > Alain Elkann si è fermato a Foggia

Alain Elkann si è fermato a Foggia

590 (92K)

Il racconto di un viaggio in treno, i commenti su Twitter e la mia personale interpretazione.

Sul treno per Foggia con i giovani “lanzichenecchi”

Da oggi, 24 luglio, il logo di Twitter non è più l'uccellino blu ma una X. Così ha voluto Elon Musk. Gli utenti di Twitter per tutta la mattinata non hanno parlato d'altro.

A un certo punto nel pomeriggio tra gli argomenti di tendenza compare Alain Elkann, il padre di Lapo. Ne parlano tutti perché su La Repubblica racconta il suo viaggio in treno verso Foggia: un posto in prima classe, lato finestrino, su un treno Italo. Il fondatore e presidente della società ferroviaria Italo è Luca Cordero di Montezemolo, che è stato molto vicino a Gianni Agnelli. Elkann è stato sposato con la figlia di Gianni Agnelli. Il quotidiano La Repubblica, invece, è controllato dal gruppo GEDI, il cui presidente è John Elkann, altro figlio di Alain Elkann.

Elkann racconta il viaggio e soprattutto la maleducazione dei suoi compagni di viaggio, alcuni ragazzi che dal Nord Italia si dirigevano in prima classe verso il Sud: incapaci di stare fermi, tatuaggi d'ordinanza, i-Phone alla mano, cuffiette alle orecchie, schiamazzi e scarpe Nike. Li chiama lanzichenecchi, forse per la provenienza settentrionale e per il temperamento.

Descrive bene i suoi compagni di viaggio e anche se stesso, con una giacca di lino nonostante il caldo, i giornali in lingua inglese, il libro di Proust in francese, la penna stilografica, il quaderno per gli appunti, la cartella in cuoio.

La maleducazione

I più ritengono l'autore classista. Ma non è classismo se si trovano tutti quanti su un vagone di prima classe. Leggo le parole dell'articolo e mi sembra di esserci, in quel vagone. È vero che molti ragazzi vivono in un mondo loro ignorando gli adulti e qualsiasi regola; vivono tra loro in branco, tra pari, omologati e - infatti - si riconoscono negli stessi modi, stessi discorsi, stessi vestiti. Molti ragazzi sono figli di un vuoto educativo e, quindi, anche di un vuoto affettivo.

Manca in molti ragazzi la disponibilità a mettersi in rapporto con il mondo. Lo noto anche tra gli adulti. Sembra un controsenso perché il loro telefonino contiene potenzialmente tutto il mondo, ma quale mondo se non quello formato da tanti individui uguali a loro e che fanno le stesse cose che piace fare a loro? A loro piacciono il calcio, la musica, le scarpe Nike... allora il telefonino mostra loro il calcio, la musica che ascoltano già, le nuove scarpe Nike ecc.

Come un "Filemone e Bauci" finito male

Il racconto di Elkann potrebbe sembrare la versione non a lieto fine del mito di Filemone e Bauci, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Filemone e Bauci nel mito di Ovidio sono una coppia di anziani poveri che invecchiavano insieme nella ricchezza di vivere l'uno per l'altra. Zeus ed Ermes sono in incognito e vogliono mettere alla prova i mortali chiedendo loro ospitalità. Nessuno dà loro accoglienza tranne Filemone e Bauci, i quali generosamente accolgono i due viaggiatori in incognito nella loro casa.
Alla fine, le due divinità escono allo scoperto, puniscono tutti i mortali non ospitali e premiano Filemone e Bauci per la loro ospitalità.

Elkann si racconta come un essere superiore in viaggio in incognito tra la gente comune. Trova che la gente comune non è più capace di buona educazione e allora va via senza neanche salutare (così si legge nel racconto).

Un altro paragone potrebbe essere fatto con Sodoma e Gomorra, il titolo del capitolo del libro citato da Elkann stesso.

Il tempo perduto

Alla ricerca del tempo perduto ci andava Proust. Elkann in quel viaggio verso Foggia capisce che un'epoca è finita e nessuno ne sente la mancanza. Neanche gli altri viaggiatori nello stesso vagone di prima classe.

Dettagli: 24/07/2023 · 280 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.