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Schwa per includere o per imporre agli altri l'uso di un proprio codice lingua?

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Usare la schwa non è inclusivo; anzi, secondo me è un abuso di potere da parte di chi scrive ai danni di chi legge.

A parole tue

Parliamo in italiano, che è una lingua relativamente giovane. Abbiamo imparato a parlare dai nostri genitori e, poi, a scuola impariamo a leggere e scrivere in modo corretto. Tuttavia, non parliamo tutti allo stesso modo e dove le differenze culturali o sociali sono maggiori, anche l'italiano risulta diverso: modi di dire, inserimenti di parole inglesi, tecnicismi ma anche regionalismi ecc.

Parliamo con le parole che conosciamo meglio.

Esiste una parola per tutto? C'è una parola anche per ciò che non esiste, né nel concreto né nell'astratto?

Compro una vocale: la schwa

Alcuni sostengono che l'italiano non sia adeguatamente inclusivo perché comprende solo il maschile e il femminile; si chiamano fuori dalla lingua italiana perché non trovano una parola per il loro esistere. Non sono gli altri parlanti a non trovare le parole per parlare di loro: sono loro stessi a non ritrovarsi nella lingua.

Quindi, propongono, spesso impongono, di sostituire il maschile e il femminile con il simbolo ə (schwa): per esempio, non più "Ciao a tutti", ma "Ciao a tuttə".

Dico imposizione del suono schwa, perché nel momento in cui scrivi qualcosa obblighi il lettore a leggere le tue stesse parole. Se usi parole poco note, parole straniere o scritte in modo non convenzionale o errato, allora obblighi il lettore o ad uno sforzo ingiustificato, o lo porti ad abbandonare il tuo testo scritto.

Scrivere per farsi leggere è anche una richiesta di cortesia. Chiediamo al lettore il suo tempo e la sua disponibilità. Perché abusarne?

Esclude invece di includere

Usare la schwa non è inclusivo; anzi, secondo me è un abuso di potere da parte di chi scrive ai danni di chi legge.

Nonostante l'intenzione di includere, in realtà esclude:

  • perché ci si chiama fuori da un universo di conoscenza in cui già tutto è compreso;
  • perché si pretende dagli altri l'adesione a una convenzione del tutto personale sul codice lingua, ma il codice lingua per funzionare bene deve essere condiviso.

Immagine da pixabay.com

Dettagli: 05/12/2021 · 222 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.