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COVID, se lo conosci lo eviti

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Come far conoscere al pubblico il rischio del contagio da coronavirus? Il virus ti marchia di un alone rosso, come negli anni Ottanta l'AIDS marchiava di viola i contagiati.

L'AIDS negli anni Ottanta

La diffusione dell'AIDS negli anni Ottanta era una faccenda delicata, soprattutto perché era necessario spiegare come si trasmetteva il virus: scambio di siringhe tra drogati, rapporti sessuali occasionali, omosessualità, condotte di vita disdicevoli.

Il video, realizzato alla fine degli anni Ottanta per la campagna di sensibilizzazione del Ministero della Sanità, cerca di mostrare garbatamente come avviene il contagio. Il virus circola anche se non si vede. Il messaggio di allerta all'inizio recita: l'AIDS non si vede ma sta crescendo.

Tutto inizia in un bagno pubblico dove due drogati si scambiano la stessa siringa. Uno dei due è già contagiato e lo si capisce dall'alone che lo tinge di viola. Dopo lo scambio della siringa, tutti e due hanno l'alone viola.

I contagiati non sono consapevoli di esserlo.

Il video prosegue mostrando la sequenza del contagio. Il ragazzo esce dal bagno e lo ritroviamo in un bar, dove conosce una ragazza. La malattia non si trasmette con il solo contatto fisico - come la stretta di mano o una carezza - ma con il rapporto sessuale. Infatti, lei si tinge di viola solo quando i due si ritrovano a letto insieme.

La ragazza non sa di essere diventata portatrice della malattia e ha un rapporto sessuale con un altro uomo, in un'automobile. Anche lui ora è contagiato e quando torna a casa contagia la moglie, che ha tradito sbrigativamente nell'automobile poco tempo prima.

Usare il preservativo può fermare il contagio.

Lo scopo del video è informare e si conclude con lo slogan: AIDS, se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide.

L'AIDS è un marchio impresso sui drogati, sui più disinibiti, sui traditori ecc.

Di chi è questo?

Gli italiani alla fine degli anni Ottanta sapevano che cosa fosse un preservativo? Forse non tutti.

Un'altra pubblicità - sicuramente la ricordate! - di quegli anni cercava di far conoscere il preservativo agli italiani, abbattendo un tabù.

Un produttore di preservativi, Control, propone una campagna pubblicitaria. Siamo a scuola. Un professore entra in aula e raccoglie qualcosa da terra. È un preservativo. Lo prende, lo mostra schifato alla classe e chiede: "Di chi è questo?".

Nessuno di loro pronuncia la parola preservativo. Però, gli allievi rispondono in modo inatteso: invece di provare imbarazzo o una colpevole vergogna, uno ad uno i ragazzi si alzano in piedi e rispondono con orgoglio: "È mio!"

Gli italiani in media erano come il professore della pubblicità; ma se un preservativo bastava per scongiurare il contagio dell'AIDS, allora era inutile fare i moralisti. Lo spot proponeva di amarsi liberamente.

Coronavirus

Il video sul rischio di contagio dell'AIDS rassicurava che potevamo continuare a darci la mano senza paura. Per il coronavirus è diverso, perché anche la sola stretta di mano può essere rischiosa.

Le persone contagiate da AIDS avevano un alone viola. I malati di coronavirus sono avvolti da una potenza di fuoco di colore rosso, che arde dentro il corpo all'altezza dei polmoni. Si trasmette in ascensore, con un colpo di tosse, digitando il PIN sulla tastiera del bancomat ecc.

Non c'è nulla di disdicevole nel salutarsi in ascensore, nel darsi la mano o nell'usare il bancomat. È disdicevole non usare la mascherina e i guanti. Il semplice contatto fisico che non costituisce un rischio per contrarre l'AIDS è ora il peggiore dei comportamenti. Il coronavirus può colpire chiunque e non marchia una categoria di persone in particolare. Nel video vediamo solo persone comuni che fanno cose normali.

La mascherina è il preservativo contro il coronavirus. Possiamo continuare a vivere e ad amare liberamente anche così?

Dettagli: 20/05/2020 · 270 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.