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Ecco perché la censura su Facebook dovrebbe essere un servizio a pagamento

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La censura su Facebook dovrebbe essere un servizio offerto a pagamento, vista tutta la pubblicità che porta.

Che cosa è censura e che cosa non lo è

La censura è la limitazione preventiva della libertà di esprimere il proprio pensiero, cioè prima di poter dire quello che si pensa. Se prima di poterti esprimere, ciò che vuoi dire o fare subisce dei controlli e dei veti da parte dell'autorità, allora si parla di censura.

Quindi, se chiunque ha la facoltà di pubblicare dei contenuti su un social network, non siamo davanti a una forma di censura.

La chiamano censura, ma non lo è, la limitazione della diffusione di un contenuto già pubblicato, perché contrario al buon costume o perché rappresenta una reato.

La cancellazione di un contenuto già pubblicato non è una forma di censura perché non è una forma di controllo preventiva ma successiva alla pubblicazione e alla diffusione.

Libertà di pensiero non vuol dire pensiero libero

Non essendo soggetta a forme di autorizzazioni e di censure, pubblicare la propria opinione in Rete è la forma più evidente della libertà di pensiero e di espressione che si possa immaginare. Qualche anno fa, ad esempio, non era così facile per chiunque riuscire a far arrivare il proprio pensiero all'opinione pubblica.

Tuttavia, se è vero che oggi la Rete offre a tutti la possibilità di esprimersi, non è sicuro che il messaggio pubblicato sia poi effettivamente letto da qualcuno. Pensiamo, ad esempio, a Twitter: con un tasto, una breve frase è potenzialmente leggibile da chiunque abbia un accesso alla Rete, ma controllando dalle statistiche quante volte quel tweet è stato visualizzato rimaniamo delusi dal numero bassissimo (in media, inferiore al 10% del numero dei follower).

In confronto all'enorme quantità di parole pubblicate ogni secondo in Rete, l'importanza di un tweet è nulla, anche se la libertà di poterlo fare è una conquista democratica per tanto tempo inarrivabile.

Per colpire l'attenzione di tanti, la sola libertà di pensiero non basta.

Così, per colpire l'attenzione di tanti e far arrivare il proprio messaggio a sempre più persone, è necessario drogare il proprio messaggio con immagini forti, parole forti, titoli ingannevoli (click baiting), gesti inspiegabili ecc.

In questa prospettiva, la libertà di pensiero non implica più che il tuo pensiero sia libero da condizionamenti, perché il tuo pensiero deve competere con tutti gli altri.

La censura di Facebook porta pubblicità

Recentemente, ha fatto molto discutere la decisione di Facebook di sospendere il profilo di Zerocalcare, un disegnatore di fumetti, in seguito alla pubblicazione riguardo i fatti del G8 di Genova del 2001.

Io non seguo Zerocalcare e non conosco il contenuto che tanto ha fatto discutere; però, l'intervento di Facebook (cancellazione del post e sospensione della profilo) ha aiutato a diffondere la figura e il pensiero di Zerocalcare, oltre al suo pubblico usuale.

C'è bisogno del gesto per colpire l'attenzione dell'opinione pubblica.

Non è bastata l'esperienza di Zerocalcare perché pochi giorni dopo anche il profilo di Daniele Vicari viene oscurato da Facebook, sempre in seguito a un contenuto sui fatti di Genova.

Gli esempi sono tanti e riguardano anche temi meno impegnati: si vede un capezzolo, il ritratto di un nudo, l'illusione ottica che sembra un seno ecc.

Facebook dovrebbe offrire la censura come servizio a pagamento

Chiariamo che quando Facebook rimuove un post non si tratta di censura per quanto detto in precedenza, ma chiamiamola censura per comodità e per farci capire.

È evidente come la censura di Facebook abbia aiutato, e parecchio, la diffusione del pensiero dei censurati, tanto che tutti i principali giornali ne hanno parlato per giorni.

È evidente che il pensiero originario sia stato poi caricato dal gesto della censura di Facebook, che ha drogato la portata del messaggio portandolo ben oltre le potenzialità di un'inserzione a pagamento (le pubblicità di Facebook).

Quindi, propongo a Zuckerberg di offrire la censura di Facebook come servizio a pagamento, per chi vuole attirare l'attenzione dell'opinione pubblica. Magari scopriremo che qualcuno ci ha già pensato e che è già così.

Dettagli: 30/07/2016 · 866 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.