Le parole sono di tutti e le opinioni si condividono

Cerca per parola:  

Sei qui: Home > Voto di laurea rapportato all'ateneo perché di fatto non siamo tutti giuridicamente uguali

Voto di laurea rapportato all'ateneo perché di fatto non siamo tutti giuridicamente uguali

voto-laurea-ateneo-concorsi-pa (29K)

Si sapeva già: in alcune università la laurea è facile e in altre è impossibile. Se è giusto tenerne conto, occorre anche superare le disuguaglianze tra gli atenei.

L'emendamento al disegno di legge

La notizia riportata dal Corriere.it parla dell'emendamento al disegno di legge per la riforma della Pubblica Amministrazione, volto al superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso ai concorsi e alla possibilità di valutarlo in rapporto a fattori inerenti all'istituzione che lo ha assegnato.

Lauree facili

È opinione comune che in alcune università ci si laurea prima e con voti più alti, a parità di corso di laurea.

Per esempio, c'è chi nota come nelle regioni settentrionali ci siano molti docenti provenienti dalle regioni meridionali del Paese, in virtù del voto di laurea più alto o del punteggio che, in qualche modo, li premia nelle graduatorie.

Analogamente, può succedere in altre posizioni del pubblico impiego che i laureati provenienti da alcune zone d'Italia siano premiati rispetto agli altri per le minori difficoltà a laurearsi.

Lauree difficili

Attenzione, però!

La situazione può essere guardata da due punti di vista: non è più facile laurearsi in quelle università, bensì è più difficile nelle altre.

Un'esperienza personale

Al mio primo scritto di analisi 1, mi meravigliavo dell'alto numero di bocciati ma anche di leggere alla lavagna che cosa aveva scritto l'assistente del professore, proveniente da una regione del Sud. Per informare i circa 150 studenti sull'orario per la correzione dell'esame, l'assistente scriveva a caratteri cubitali sulla lavagna correzzione con due zeta.

Uguaglianza del titolo di studio

Se da un lato il panorama europeo delle università riconosce il valore del titolo di studio conseguito in uno qualsiasi degli atenei dell'Unione, dall'altro lato nel nostro stesso Paese si prende atto di come sia diverso un laureato a Bologna da un laureato a Milano, per esempio.

Il problema si pone nei termini di uguaglianza tra i cittadini, perché tutti i cittdiani hanno lo stesso diritto di conseguire una laurea allo stesso identico modo in ogni università italiana. Perché uno studente che abita e studia all'università "A" deve essere valutato più severamente rispetto al suo collega dell'università "B"?

Ricordiamo che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 della Costituzione).

Con il concorso si valuta il candidato o l'ateneo?

L'emendamento, di fatto, prende atto di una situazione di disuguaglianza nota a tutti da tempo; però, non rimuove gli ostacoli affinché tutti i cittadini siano uguali nel conseguire una laurea, bensì tende a tamponare una situazione disastrosa del sistema universitario, dove evidentemente non siamo tutti giuridicamente uguali.

Il concorso per ottenere un impiego nella Pubblica Amministrazione, di fatto un impiego privilegiato in Italia, dovrebbe valutare i candidati e non l'ente che rilascia loro i titoli di studio.

Non siamo tutti uguali

Quindi, prendiamo atto di non essere tutti giuridicamente uguali: ci sono gli studenti valutati più severamente e quelli meno, gli impiegati della Pubblica Amministrazione tutelati perché bacino di voti e tutti gli altri lavoratori, trattati come i servi della gleba.

Ci sono studenti che hanno il diritto di studiare in una università seria e altri no.

Questa sembra essere la situazione in Italia, cioè in Europa.

Dettagli: 04/07/2015 · 996 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.