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Cookie law, quando per l'Europa il diritto alla privacy non è uguale per tutti

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L'adeguamento alla cookie law ce lo chiede l'Europa ma la tutela della privacy non è uguale per tutti: i call center sono favoriti. Vediamo perché.

Cookie law

Le recendi modifiche in materia di utilizzo dei cookie e di tutela della privacy degli utenti della Rete derivano da una decisione presa a livello europeo.

A partire dal 2 giugno prossimo tutti i siti internet che fanno uso di speciali cookie dovranno informarne l'utente e ottenerne il consenso.

La normativa si applica ai cookie di terze parti e a quelli di profilazione. I cookie di terze parti sono, per esempio, quelli del like button, mentre i cookie di profilazione sono quelli capaci di fare un profilo dell'utente e sono usati, per esempio, dalla pubblicità.

In fondo è giusto

Quante volte avrete avuto la sensazione che il computer vi legga nel pensiero. Non era magia ma erano cookie. In inglese cookie vuol dire biscotto ma per la Rete sono dei file di testo che il sito visitato installa sul computer del visitatore per vari usi. In genere i cookie servono per tracciare il comportamento dell'utente e, a volte, sono indispensabili.

Se in calce ad ogni modulo di carta ci viene chiesto di firmare il consenso al trattamento dei nostri dati personali, è giusto che anche sull'attività in Rete ci sia lo stesso riguardo.

Magari fosse così anche per i call center

Per i cookie, quindi, serve il consenso preventivo dell'utente ed è la cosddetta procedura opt-in: mi serve che tu dica sì per andare avanti.

Per i call center e tutti i servizi di telemarketing, invece, il trattamento è diverso e più a favore dei call center e meno dell'utente: è la cosiddetta procedura opt-out, cioè solo dietro esplicito dissenso (iscrizione al Registro delle opposizioni), l'utente può bloccare le chiamate.

Lo spiegano sul sito del Registro delle opposizioni: la Commissione europea ha sancito l’effettivo passaggio dal sistema normativo dell’opt in a quello dell’opt out e ha permesso all’Italia di adeguarsi alla direttiva europea in materia di privacy e comunicazioni elettroniche (2002/58/CE - art. 13 comma 3). L’adozione dell’opt out ha garantito ai cittadini italiani, la cui utenza è presente negli elenchi telefonici pubblici, la certezza di non ricevere chiamate pubblicitarie non richieste e la possibilità di decidere in che misura tutelare il trattamento dei propri dati personali.

Se il diritto alla privacy fosse sempre uguale

Se il diritto alla privacy fosse uguale senza distinzione tra Rete e telefono, allora anche per i call center e le campagne di telemarketing ci dovrebbe essere la procedura opt-in, cioè la richiesta di un nostro esplicito consenso a ricevere le telefonate. Invece, non è così: di default, i call center possono aprire l'elenco del telefono e chiamare a raffica, a meno che tu non sia iscritto al Registro delle opposizioni.

Avevo parlato del Registro delle opposizioni e dei call center anche qui.

Dettagli: 10/05/2015 · 1309 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.