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L'EXPO cambia l'inno e il significato della vita degli italiani

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Alla cerimonia di apertura dell'EXPO il coro di bambini cambia le parole dell'inno nazionale ma quel siam pronti alla vita ne spegne il significato autentico.

Il testo dell'inno nazionale

La prima strofa di Fratelli d'Italia fa così:

Fratelli d'Italia l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria? Le porga la chioma,
ché schiava di Roma Iddio la creò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò.

Il testo dell'inno è sul sito del Quirinale.

La variazione

Il coro dei bambini hanno variato il finale, così:

Stringiamci a coorte,
siam pronti alla vita
l'Italia chiamò.

Il significato stravolto

La parola vita è più bella della parola morte; però, solo chi non capisce il significato di tutto l'inno può pensare alla bella novità e chiedersi perché Mameli non l'abbia scritto da subito così.

Infatti, solo chi vive profondamente e incarna un ideale può dirsi pronto alla morte. Quindi, quel pronti alla morte non vuol dire essere pronti a farsi ammazzare; vuol dire vivere già in maniera totale e consapevole, mossi da una tensione speciale che non è solo biologica.

Dire, invece, siam pronti alla vita vuol dire l'esatto contrario. Non si può scegliere di vivere ma, al massimo, si può scegliere come vivere. Chi ancora non vive pienamente può dirsi pronto alla vita ma chi è che dalla non-vita passa alla vita? Per esempio, uno zombie.

La variazione del testo è abominevole perché sminuisce la vita degli italiani che non aderiscono a certe scelte di vita. Per la visione dell'EXPO, oltre ai buoni sentimenti verso il problema della fame nel mondo, la tua vita non è vita se è diversa dal modello proposto e che ti dice che cosa mangiare, come, quando e perché.

Io sono pronto alla morte

Passato il clima risorgimentale dell'inno, la vita degli italiani è - per fortuna - ancora abbastanza libera tanto da poter essere pronti alla morte, cioè a vivere in modo pieno ogni istante e ogni condizione umana.

Si muore da soli. Invece, si è pronti alla vita solo in forma collettiva e socializzata dall'alto, senza la libertà di ciascuno di pensare in modo autonomo.

Se nel risorgimento gli italiani non avessero pensato in modo autonomo e se fossero stati pronti alla vita (che gli altri dicevano loro di vivere), l'Italia di oggi non ci sarebbe mai stata.

Dettagli: 01/05/2015 · 1366 view

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Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.