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La pubblicità della Fiat 500X e l'auto come prolungamento del pene

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Non bastano un motore, quattro ruote e qualche lamiera per fare un'auto. Per Fiat, l'auto di un uomo è il prolungamento del pene.

La pubblicità della Fiat 500X è la rappresentazione quasi freudiana di che cosa sia l'automobile nell'immaginario collettivo. Se fate caso, alcune automobili sono al femminile, altre al maschile: una Ferrari o un Ferrari, una Mercedes o un Mercedes, una Fiat senza dubbi, una Opel sicuramente, una Bmw o un Bmw ecc.

Per Gabriele d'Annunzio l'automobile era femminile per la grazia, la snellezza e la capacità di sedurre.

Io dico sempre che dove non arriva l'uomo serve la macchina e non faccio riferimenti ambigui; però, quando vedo le utilitarie gonfie, ribassate, rumorose e incattivite il significato è assolutamente ambiguo. Tra le auto che detesto ci sono, infatti, le modaiole Fiat 500 e la nuova Mini.

Metti la pillola blu nel serbatoio della tua utilitaria e avrai un'auto crossover, cioè un'auto da facciamo finta che, come nei giochi dei bambini.

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Lo spot mi richiama alla mente la favola della rana e del bue, che narrava Fedro due millenni fa. La rana, vedendo un bue, comincia a gonfiarsi per l'invidia delle dimensioni imponenti dell'animale. Nel tentativo di sembrare più grossa del bue, la rana si gonfia sempre di più fino a scoppiare e morire, tragicamente.

La Fiat 500X, più grossa grazie alla pillola blu, è quindi la risposta all'insicurezza delle tante rane che invidiano l'imponenza del bue. I seni rifatti, le labbra a canotto, i visi stirati delle donne e i muscoli ipertrofici, le auto sportive, i tatuaggi degli uomini sono i modi in cui le rane si gonfiano nella trasposizione dalla favola alla realtà.

Prendiamola con ironia come fanno nello spot e chiediamoci se la Fiat 500X sia anche sostanza o solo un'illusione del momento.

Le immagini sono prese dal video della pubblicità su Youtube.

Dettagli: 28/01/2015 · 1814 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.