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Le ragioni per stare lontani dai social network nella Giornata della memoria

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Quegli episodi sono ancora un periodo oscuro della nostra storia. La propaganda spinge sulla memoria. Nella Giornata della memoria, io spengo i social network.

I libri di storia sono una raccolta di fatti che è bene non si ripetano più. Per scrivere un libro di storia adoperiamo la memoria e il tempo. La memoria e il tempo sono nostre percezioni; senza di noi, non ci sarebbero la memoria e il tempo perché è la nostra coscienza che mette in fila il prima e il dopo.

Storia e memoria

Se un fatto non deve ripetersi mai più, esprimiamo un giudizio sulla storia. C'è una differenza, però, tra storia e memoria.

La storia è un racconto e un'espressione della razionalità, perché interviene la ragione nel dare ai fatti un filo logico. L'identità di un popolo non sta nella storia ma nella memoria, proprio come è la memoria nel nostro passato a darci la certezza di essere sempre la stessa persona ed è la memoria di un'esperienza comune che ci fa sentire parte di una comunità: per esempio, tutti ci ricordiamo gli eventi dell'11 settembre e la memoria delle immagini del crollo delle Torri coinvolge tutti (in un modo o nell'altro).

La legge sulla Giornata della memoria

La legge 211/2000 riconosce il 27 gennaio come Giornata della memoria per conservare una memoria; infatti, in occasione della Giornata della memoria le cerimonie e le iniziative hanno il compito di:

conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

Un periodo oscuro della storia

Sembra strano come qualcosa accaduto solo 70 anni fa appartenga a un periodo oscuro, nonostante la ricchezza di testimoni e di documenti; di eventi molto più lontani nel tempo e molto meno documentati abbiamo, invece, la certezza nel raccontarli nei libri di storia. La differenza consiste, appunto, nell'intervento della ragione. Degli eventi del passato recente non possiamo ancora rischiarare l'oscurità del periodo usando la ragione, proprio a causa della memoria e del coinvolgimento emotivo.

L'onda emotiva

Il coinvolgimento emotivo della Giornata della memoria sarà nei contenuti pubblicati su Facebook e su Twitter domani (è una previsione, sto scrivendo queste righe il 26 gennaio). Le immagini, i film, le cantilene, le musiche riproposte in tv sono la rappresentazione del dolore, della brutalità dei morti ammazzati e della libertà negata.

Domani saranno sprecate parole di sdegno, come vuole la legge. Eppure, sono state delle leggi a portare l'Italia e l'Europa a quelle catastrofi. Sono state le leggi e la propaganda, la nuova e peggiore arma a disposizione dei governanti del Novecento, a portarci a due guerre mondiali e a tutti gli altri eventi del Novecento, cambiando la mentalità di ciascuno di noi attraverso le informazioni e non le notizie (sono due cose diverse).

Domani niente social network

Per domani, mi impegno a non essere attivo sui social network proprio per contrastare l'uso della propaganda, che ancora oggi è capace dei peggiori crimini contro l'umanità col benestare di tutti o nell'indifferenza generale. Non voglio leggere le parole di dolore e sgomento generate in voi dall'immagine di gente morta. Mi sono bastati tutti i vostri Je suis Charlie Hebdo.

Se vorreste approfittare della Giornata della memoria per non dimenticare anche le stragi delle mafie, dei terroristi neri e rossi, dell'oscura e vergognosa vicenda di Ustica, delle Torri gemelle ecc., non fatelo perché sareste in errore: la legge 211/2000 parla chiaro e comprende solo quelle vicende del tragico ed oscuro periodo della storia in Italia e in Europa.

Dettagli: 26/01/2015 · 1167 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.