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Le frasi ricorrenti nelle liti sui social network

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Ci sono delle frasi ricorrenti nelle liti sui social network. Escluse le volgarità, il repertorio è decisamente ristretto.

Non sono veri e propri atti di bullismo ma battibecchi o animati scambi di opinione e l'opinione è quella che si ha l'uno dell'altra. La lingua ferisce più della spada e batte là dove il dente duole. Quando si commenta in Rete, è difficile tenere a freno la lingua e ci si dà battaglia a colpi di tastiera e non di testate, come ai mondiali di calcio. Se un social network è come un palazzo abitato da una comunità virtuale - ma pur sempre una comuniità - mi immagino le isteriche che aprono e chiudono la finestra del browser gridando egoista! al maschilista indelicato dopo le critiche a un selfie, come nella pubblicità del profumo. Oppure, se le Rete è come il Bar dello sport, mi immagino i compagnoni morti di figa che si danno vigorose pacche sulle spalle, divisi in frange estremiste dibattendo di calcio e di porno, nella continua affermazione reiterata di una virilità feticistica, sopraffattrice, individualistico - cameratesca, negativa come scriveva Mario Mieli.

Il fenomeno non è di genere, come va di moda dire oggi: uguaglianza di genere, identità di genere, parità di genere, ma anche così, in genere. A dire il vero, negli ultimi giorni va più di moda dire dissesto idrogeologico (o, nel romanesco televisivo, idrogeologgico).

Una volta, per cosa scrivevo sul mio sito, un anonimo mi rivolgeva queste parole testuali, errori compresi:

Ma vai a cacare, è per quelli come tè che il friuli è cosi provinciale e piccolo

Ora sapete con chi prendervela. L'avevo detto che quella frase mi sarebbe stata utile nel momento del bisogno.

L'anonimo mi usava queste care parole, ma in Rete le frasi ricorrenti sono dieci. Eccole.

Hai bisogno di visibilità

Quando ti rivolgi a un utente vip o con tanto seguito, tra follower, fan o amici, questo non ha argomenti per replicare al tuo commento e dice, in modo plateale, urbi et orbi, che hai solo bisogno di visibilità.

Vergognati!

Viene usato in tutti i contesti. Chi te lo dice può anche non sapere perché dovresti vergognarti, ma tu sì, come nel proverbio cinese del marito che torna a casa e picchia la moglie.

È sbagliato perdere tempo con i dementi

Quando fai delle contestazioni che l'altro non gradisce, o per i toni o per i contenuti.

Si informi!

Si trova anche nelle varianti: studia, leggi libri, leggi più quotidiani, torna a scuola ecc. Di frequente è usato dagli utenti comunisti, ma dovrei dire ammaestrati dall'ambiente del circo delle verità rivelate tramite comunicati e articoli di giornale sottolineati e commentati in classe invece di studiare il Manzoni.

Le fonti, cita le fonti!

Se lo dici tu, non vale; se l'ha già detto un altro prima di te e c'è carta scritta, o screenshot, allora la cosa ha rilevanza scientifica. La frase è tipica dei polemici e delle quote rosa combattenti e combattive che, però, si perdono nella propria borsetta griffata comprata dall'ambulante abusivo vicino alla fontana nella piazza più bella della città.

Invidio le tue certezze, io ho sempre molti dubbi

Quando il tuo commento è dettagliato e circostanziato, con anche le fonti citate (vedi sopra), allora il saputello, o la saputella, ti dirà la socratica frase del sapere di non sapere.

Evito di giudicare chi non conosco

Basta uno sguardo al profilo o agli ultimi contenuti postati da chi parla così, per smentirlo.

Brutta bestia l'invidia

L'invidia è veramente una brutta bestia ma, tante volte, non è invidia ma voglia di qualcosa di buono.

Hai ragione

Mette fine al dibattimento ma toglie tutto il pepe. Tu lo critichi e lui ti dà ragione.

Secondo me, hai bisogno di aiuto

Si trova anche nella variante fatti una vita e ha significati freudiani che mi piacerebbe approfondire, anche grazie alle testimonianze di tutti voi.

Dettagli: 20/11/2014 · 2221 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.