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I Robinson nella tv di 30 anni fa e la tv che cambia prospettiva

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Come è cambiata la tv in 30 anni, da quando si guaradavano I Robinson e la tv era una finestra sul mondo, ad oggi, con i Media che guardano in casa nostra.

Sono passati 30 anni non solo per la serie I Robinson ma anche per la televisione. Quando la serie veniva trasmessa per la prima volta da Canale 5 nel 1986, i telegiornali erano solo quelli della Rai e in tv si stavano sperimentando i nuovi programmi del mattino. La serie I Robinson raccontava le vicende di una famiglia di americani dalla pelle nera, come ad esempio I Jefferson, Otto sotto un tetto e Willy, il principe di Bel Air; erano diversi, invece, Il mio amico Arnold e Webster perché raccontavano di un bambino nero adottato da una famiglia di bianchi.

La famiglia dei Robinson era numerosa e viveva in una bella casa a New York. Lui era medico e la moglie avvocato ma, nonostante fossero sempre impeganti col lavoro, riuscivano ad occuparsi dei figli senza l'aiuto di una governante e con ottimi risultati, riuscendo sempre a togliere i figli dai guai e dai momenti difficili tipici degli adolescenti. Avevano una cameriera, invece, i Jefferson, pur non avendo figli piccoli in casa, così come di Arnold e del fratello si occupava una governante; nella casa di Willy a Bel Air era a servizio un maggiordomo.

Diversamente dalle serie tv di oggi, I Robinson si proponevano al pubblico anche con fini educativi. Come scriveva il New York Times in un articolo del 1989, il signore e la signora Robinson erano un esempio da seguire per i neri americani, che potevano e dovevano essere responsabili della propria condizione sociale: non c'era razzismo se veniva rappresentata una famiglia di neri agiata e ben inserita nel contesto sociale.

Si notava, ad ogni modo, che il contesto sociale dei Robinson era popolato solo da altri neri, anche loro benestanti, con un'istruzione superiore e interessi culturali tipicamente newyorkesi.

In quegli anni, Michael Jackson, Stevie Wonder e Ray Charles erano famosi in tutto il mondo e i più famosi cantanti americani incidevano "We Are the World" per aiutare le popolazioni africane in difficoltà, mentre un altro nero, Nelson Mandela, viveva in prigionia.

Per noi italiani di allora, il razzismo significava trovare delle differenze tra italiani del Nord e italiani del Sud, perché gli stranieri erano pochi e strettamente confinati e stereotipati. Infatti, non ricordo che siano stati prodotti telefilm italiani (di successo) con presenza di attori neri; ricordo, inevce, l'attore nero che impersonava Aziz, il maggiordomo di casa Zampetti in I ragazzi della 3C.

A 30 anni di distanza, in USA c'è un presidente nero ma nel mondo c'è sempre almeno una guerra da combattere che contrappone l'Occidente al Medio Oriente; ci sono gli appelli del papa contro la guerra e la Russia è tornata ad essere un problema.

In tv (i canali generalisti) vediamo sempre meno telefilm e sempre più talk show di cronaca nera e politica; nei quiz si mettono in palio milioni di euro ma non vince quasi mai nessuno e, se vince, vince solo per botte di fortuna.

La tv di oggi, ripetto al passato, ha contenuti più accessibili ed è più accessibile però non è più la finsetra sul mondo: la tv, oggi, è la finestra dalla quale i Media guardano in casa nostra.

Per l'immagine, fonte: "I Robinson" di Diablos - screenshot. Tramite Wikipedia.

Dettagli: 23/09/2014 · 1182 view

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Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.