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Basta piangere! di Aldo Cazzullo, ma è un pianto di dolore e non un capriccio

Non manca molto a Natale e chi scrive libri va a promuoverli in tv: un libro è cultura, leggerlo fa bene come la vitamina C ma l'autore invitato a parlare in tv della sua ultima fatica ne fa anche della pubblicità, in questo caso gratuita. O credete che gli scrittori intellettuali ospiti di "Che tempo che fa" debbano pagare per farsi la pubblicità? Lo scrittore amico di Fabio Fazio ha a disposizione un quarto d'ora di celebrità in una tv pubblica, gratis.

Negli ultimi due giorni, alla Rai, Aldo Cazzullo ha avuto ben due quarti d'ora di pubblicità gratuita al suo libro "Basta piangere!": sabato a "Che tempo che fa" e domenica a "Domenica in" . Il primo capitolo del libro è in Rete, sul sito del giornalista.
Cazzullo racconta di come era faticosa la vita ai tempi dei nostri nonni o quando i nostri genitori erano ragazzi; in confronto - dice - i sacrifici che la crisi oggi comporta non danno il diritto di lamentarci. Nel primo capitolo scrive:

Lo so che i nostri giovani hanno di che piangere. L’italia tratta in modo scandaloso i suoi figli. ne fa pochi. Li fa studiare male. Li grava di debiti. non gli offre un lavoro. Soprattutto, non li prepara alle difficoltà che incontreranno.

Cento anni fa il mondo si preparava alla Grande Guerra per poi combatterne una seconda pochi anni più tardi; l'Europa non era unita e neanche l'Italia era come quella di oggi, non era neanche una Repubblica una e indivisibile. La conquista della democrazia, delle libertà e delle comodità di oggi è costata cara; eppure, con l'Europa unita, internet, i telefonini e le case comode noi giovani - specialmente noi giovani - ci troviamo a piangere. Piangere non è un capriccio ma è un pianto di dolore perché questo è un mondo malato e la malattia è causata da un virus che si trasmette attraverso i soldi.

Quando si parla del lavoro, ad esempio, il fatto che manchi e che non ce ne sia per tutti fa dire ai guru come Cazzullo che può essere normale lavorare anche gratis o malpagati perché in confronto ai nostri nonni non siamo nella condizione di poterci lamentare.
I nostri nonni, in verità, si stanno rivoltando nella tomba vedendo buttati nel cesso tutti i loro sforzi fatti per creare un mondo migliore.

Dettagli: 01/12/2013 · 1521 view

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Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.