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Derrick è stato una SS ma è sbagliato condannarlo per questo

Conosciamo meglio le guerre puniche che le ragioni e la storia della II Guerra mondiale, anche se l'Europa di oggi è così, proprio per come sono andate le cose tra il 1939 e il 1945. La Guerra è, nel sentire comune, uno solo degli avvenimenti che hanno scosso l'Europa e, poi, il mondo intero: lo sterminio nei campi di concentramento. Nel Novecento diversi e controversi fatti storici hanno visto uomini uccidere altri uomini perché di etnia diversa (il massacro degli armeni in Turchia, i deportati nei gulag in Russia, le foibe in Italia, i musulmani in Bosnia ecc.) ma oggi un insulto a sfondo razziale è più grave e suscita più sdegno solo se è antisemita: pensiamo, ad esempio, allo sterminio nei campi di concentramento dove ebrei ma anche nomadi, omosessuali e malati psichici sono stati terribilmente annientati, però offendere uno zingaro oggi non è considerato così grave e mediaticamente rilevante come insultare un ebreo; io penso, invece, che lo sdegno dovrebbe essere lo stesso, superando la mentalità tipica dei tempi dell'Editto di Rotari per cui la pena veniva inflitta a seconda del valore sociale di chi commetteva e di chi subiva il danno.

derrick

Siamo testimoni della storia e, come diceva Derrick in una puntata del telefilm:

Un testimone non deve mai esprimere opinioni; deve solamente dire quello che sa

Con questa mentalità, viene data la notizia di un inedito Horst Tappert - il famoso ispettore Stephan Derrick - arruolato nelle SS nel 1943 quando aveva vent'anni. La notizia viene riportata rimarcando il silenzio di Tappert su questo segreto del suo passato, segreto mantenuto fino alla morte.

Noi guardiamo alla storia come un film di cui conosciamo già la fine, la trama, chi siano i cattivi e chi i buoni; fra qualche anno, qualcuno anche di noi potrà avere un'opinione sintetica e brutale allo stesso modo in cui noi giudichiamo il passato. Lo stesso scalpore - ricorderete - ha suscitato la notizia di un giovane Joseph Ratzinger tra le camicie brune di Hitler.
In fondo, i naszisti in Germania o i fascisti in Italia non erano due o tre isolati individui ma in migliaia erano le SS o gli iscritti al Partito di Mussolini.

Proprio come in una puntata di Derrick, anche in questo risvolto personale di Tappert dovremmo essere consapevoli del contesto sociale e culturale dell'epoca. Come leggiamo su Wikipedia, a commento del telefilm in cui Tappert era protagonista, un comportamento comune tra i colpevoli è l'auto-giustificazione, in nome di una presunta indistinguibilità tra il Male ed il Bene ma spetta a noi, come nel telefilm spettava a Derrick demarcare la linea di confine tra i due, riaffermando sempre e comunque che un assassinio non può mai essere moralmente giustificabile. Per quanto sappiamo, l'uomo Tappert non è stato un assassino ma espressione del suo tempo e i tempi cambiano.

Riporto una citazione dall'ultima puntata di Derrick:

Noi oggi viviamo in un mondo in cui sono profondamente mutati i valori, valori che costituivano, specialmente dopo la fine dell'ultima guerra, una sorta di placenta in cui l'uomo si poteva muovere con relativa sicurezza e libertà. Adesso però viviamo su un palcoscenico dove continuamente si combattono aspre battaglie, in cui si ha la netta sensazione che sia una sola la regola che ha importanza: vince il più forte; e al primo posto si mette il profitto, il personale profitto, e il resto non conta. Si tratta di un invito straordinario per ogni criminale della Terra. La violenza è diventata una merce da esibire nei notiziari televisivi del mondo intero; e questo ha ottenuto un effetto secondario decisamente singolare: che alla violenza ci si abitua, non è più un evento che ci emoziona, che ci turba. Omicidi e morti cruente diventano valori di intrattenimento. Così gli uomini si riducono a spettatori i quali accettano che lo stare a guardare sia la loro unica funzione e assistono impotenti... Lo spettatore si ritiene libero da qualsiasi... è persuaso dall'essere libero da qualsiasi forma di complicità, non ha a che vedere in modo diretto con quello che succede. I mass media considerano il mondo come uno spettacolo in cui lo spettatore deve osservare con spavento, con terrore, gli orrori che gli propinano; però senza avere mai la sensazione, neanche per un solo momento, che è la sua storia, il suo destino che gli fanno vedere. E lo spettatore non si preoccupa e non pensa.

Dettagli: 27/04/2013 · 2363 view

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Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.