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I conflitti irrisolti, l'abbandono, l'alienazione e la lontananza

abbandono

I sassi sono i conflitti irrisolti; anzi, quello che c'è sotto ai sassi è un conflitto irrisolto: il sasso, da solo, da rimuovere semplicemente dà solo l'illusione di liberarcene ma cosa si nasconde è la vera conflittualità. Così, a volte può essere meglio pensare che i sassi siano solo sassi e tollerali.

I sassi

I sassi restano sopra
cosa non vedi;
smuovi coi piedi
la terra sotto i tuoi passi.

Nel verde arioso dei pioppi
qualche campana,
l'eco lontana,
via via stasera si perde.

La strada sembra pisciata:
scarpe e pensieri,
piove da ieri;
la gente sciama più rada.

Più corti i passi in salita:
oggi non trovi
spine tra i rovi
ma fiori e spigoli storti.

Le parole, quando dette troppo tardi o mai, sono già superate e non averle dette ha già segnato il corso degli eventi.

Impronte

Sono impronte su una strada in salita
le parole sulla pagina bianca;
sento il fiato che manca.

Il ponte stringe vicine le rive
e la penna le parole che scrive;
l'ansia morde le dita.

C'è tutto il cielo sui platani larghi
e tu, che ancora non torni, mi manchi,
sempre, come la vita.

Le panchine servono per sedercisi sopra ma, quando piove, non si possono usare. Nello svolgersi di situazioni sempre uguali, l'alienazione dalla realtà è la reazione a un quotidiano mutismo del mondo esterno.

Le panchine del parco

Come le panchine del parco
rosse, quasi senza vernice,
resto indifferente e soltanto
guardo con piacere il rigore
grigio della pioggia sottile.

Prendo a camminare sul viale
fradicio di foglie collose;
serio, vado contro il venire
vario della gente; straniero,
come il venditore di rose.

Il tempo non passa mai quando piove ed è difficile credere che smetta e torni il sole.

Lontani

Siamo lontani
come il domani
nei giorni di pioggia.

Perdo lo sguardo
cerco un ricordo
nell'aria tra i pioppi.

Dettagli: 15/04/2013 · 1650 view

About me

Sono Antonio Picco. Ogni tanto pubblico qualcosa qui, non più tanto spesso, ma mai per caso. Lo faccio dal marzo del 2003.
Da allora, ho mantenuto lo stesso approccio al Web, nonostante gli effetti nocivi che la società ha riversato sulla Rete in modo entusiastico e incontrollato.
Pubblico delle narrazioni e non delle confessioni, come invece ci chiedono di fare i social network.
Scrivo soprattutto per commentare le dinamiche del Web e dei social network, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari e il desiderio obbligatorio di spettacolarizzazione dell'osceno che deve piacere anche a te, se già piace a tutti gli altri.