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Matematica su twitter: le twitstar hanno più probabilità di entrare nelle tendenze
Chi ha tanti follower ha più probabilità di far crescere un hashtag. Supponiamo che io abbia 10 follower, che ciascuno dei miei 10 follower abbia 10 follower e così via; la somma dei
miei follower, dei follower dei miei follower e dei follower di questi è una platea allargata di 10+100+1000=1110
persone.
Ora propongo un hashtag ai miei 10 follower; di questi, una parte lo replicherà ai propri follower, così il mio
hashtag arriverà ad una platea potenziale di 10+100=110 persone. Anche alcuni dei follower dei miei follower farà
un tweet col mio hashtag, portandolo ad una platea allargata di 1110 persone.
Quale peso avrà il mio hashtag nelle timeline di questi 1110 persone? Come può il mio hashtag scalare la classifica
delle tendenze?
Propongo uno scenario semplificato, limitandoci alla platea dei follower di terzo grado (le 1110 persone) e
supponendo che chi ripete il mio hashtag lo faccia una volta sola.
Precisazioni sul numero di Picco in alternativa ai 30 tweet/giorno di Severgnini per un buon uso di Twitter
Faccio alcune precisazioni al post di qualche giorno fa dove proponevo un modo per calcolare il numero accettabile di tweet consecutivi di uno stesso utente nella timeline, ispirandomi al numero di Severgnini, 30 tweet al giorno.
Un tweet ogni 15 minuti per non spammare Severgnini, ma vale un po' per tutti
Faccio come nei tiggì e parlo ancora di Twitter. Giorni fa leggevo nelle tendenze le ire suscitate dal disperato appello di Beppe Severgnini.
Anche se non supero la soglia Severgnigni, alla prima lettura del tweet non ne condividevo il limite; contestavo, invece, come fosse possibile per un quotidiano avere più di 10 pagine: quasi nessuno legge tutte le 20 o 30 pagine di un quotidiano, non c'è il tempo. La mia opinione sulle troppe pagine dei quotidiani resta, ma qualche fondo di verità al tweet di Severgnini occorre riconoscerlo.
Chi tw 30+ volte al giorno invade anche te: digli di smettere.
— beppe severgnini (@beppesevergnini) July 28, 2013
Su twitter guerre di bande, minuti di silenzio, poesia e stocazzismo

Prosegue il discorso su Twitter, a un anno di distanza da
questo mio post sull'ordinaria banalità di certi tweet: cosa è cambiato, quali
sono oggi le principali espressioni abusate e chi ne abusa?
Ne parlo per esperienza diretta, quindi sono
esclusi - perché non ne ho esperienza diretta e non ne voglio avere - tutti i tweet a carattere pornografico,
delle ragazzine viziate, dei perdigiorno che fanno la rassegna stampa, delle citazioni sempre e comunque,
dei social media strategist.
Perché ancora in tv la pubblicità del 48182?

Può bastare inviare un sms al 48182 e rispondere a una domanda facile, facile, per vincere 10 mila euro in monete d'oro
Il numero 48182 si impara a memoria subito, non serve annotarselo. Il numero rimanda al sito allyoucan.it. Lo avevamo già visto altre volte quello spot in tv e lo rivediamo in questi giorni sulle principali reti televisive. Appena pochi mesi fa, l'Antitrust aveva sospeso lo spot col superquiz 48182, come si legge anche sul sito dell' Autorità garante della concorrenza e del mercato, con un provvedimento del 6 settembre 2012.
Twitter pessimo conduttore di buona educazione. Ispirato alla vicenda Scialpi vs Twitstar

Vi ricordate com'era Twitter agli inizi? Intendo quattro o cinque anni fa.
Non c'erano i retwit, le notifiche e i thread delle conversazioni; andando più indietro nel tempo, non c'erano neanche
i trending topic. Poi, Twitter è cambiato ed è arrivata anche la versione in italiano; infine, buona parte del popolo
italiano - di santi, poeti e navigatori - si è riversato sul social network e addirittura nei tg il popolo di Twitter
viene citato al pari dell'Ansa o della Reuters.
Siccome tutto il mondo è paese e il paese mormora perché è piccolo, in questi giorni di quasi vacanza il popolo di Twitter mi ha fatto rimpiangere i bei vecchi tempi di quando ci divertivamo meglio, anche con meno.
La risposta del Garante: cosa fare se i call center non rispettano la privacy

Nei giorni scorsi ho fatto richiesta ai call center che mi chiamavano, sia a casa che al cellulare, di accesso ai miei dati personali nei loro database per sapere dove avessero preso i miei recapiti. Richiedevo una loro risposta scritta entro 15 giorni, citando l'art. 7 del DLgs. 196/2003, il Codice per la privacy.
I call center, la privacy e l'inutile Registro delle opposizioni

La volta scorsa vi raccontavo di come intendevo far valere il mio diritto alla
privacy nella sporca faccenda delle chiamate dai call center, che tutti noi conosciamo.
Ho tutto il rispetto
per il lavoro degli operatori dei call center, ma nessuna pietà per chi se ne frega del diritto alla privacy.
Cosa si nasconde dietro l'esosa tenuta del Registro delle opposizioni, quasi completamente informatizzato e quindi a costi di gestione relativamente bassi? Quanti tra tutti i call center possono permettersi di versare fino a 208 mila euro ogni 15 giorni? Di sicuro non il mobilificio che mi ha chiamato 10 minuti fa...
La legge c'è, gli strumenti anche ma di fatto il Registro delle opposizioni è meno utile della carta igienica! E il nostro diritto alla privacy?
Come ottenere l'indirizzo pec di un call center e difendere la tua privacy
Ricevete telefonate non desiderate? Vi chiamano, ma quando voi rispondete mettono giù? Appena riuscite a parlare con l'operatore chiedegli
- denominazione e recapiti del call center, cioè chi vi sta effettivamente chiamando;
- il nome del titolare del trattamento dei dati personali del call center;
- chi ha dato loro il vostro numero di telefono.
Se avete solo il nome del call center e la città, sul sito registroimprese.it troverete il loro indirizzo di posta elettronica certificata e altri dati. Quindi esercitate i vostri diritti di accesso ai vostri dati personali, ai sensi degli articoli 7 e 8 del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e inviate loro un messaggio di posta elettronica certificata che vale come una raccomandata ma è gratis (anche la vostra casella di posta, però, deve essere certificata).
Pubblicità Orocash con Pozzetto, tradite le migliori intenzioni della campagna pubblicitaria

Renato Pozzetto presta il volto a Orocash, azienda che - come si legge in un comunicato - opera nel commercio dei preziosi dal 1999, alcuni anni prima della diffusione dei negozi compro oro in tutte le città italiane. Il comunicato sul sito ufficiale dell'Azienda spiega i motivi della campagna pubblicitaria, trasmessa in questi giorni sulle principali reti televisive; l'Azienda riconosce come il commercio dei preziosi, venduti dai privati in cambio di contanti, possa nascondere anche attività illegali: la campagna pubblicitaria del marchio è per Orocash una presa di distanza dai concorrenti.
About me
Antonio Picco, blog on-line dal 2003.
Nel mio blog condivido riflessioni inedite sull'evoluzione del digitale e il suo impatto sulla società, con l'obiettivo di scardinare i diktat del pensiero stampato.
Le parole sono di tutti e le opinioni si condividono.
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