Le parole sono di tutti e le opinioni si condividono

Cerca per parola:  

Sei qui: Home > L'enshittification spiegata con la fisica

L'enshittification spiegata con la fisica

628 (2011K)

L'algoritmo personalizza i nostri feed e spreca l'energia creativa degli utenti i quali, frustrati dalla mancanza di visibilità e di stimoli, smettono di partecipare e finiscono per disertare i social network.

Non ci sono più i social network di una volta

Ormai, uso Facebook solo come promemoria per i compleanni e come album dei ricordi quando una notifica mi ripropone i miei post di 5, 10 o 15 anni fa. Non mi perdo più nei commenti, di tanto in tanto lascio un like per fare sapere che sono ancora vivo. Twitter, poi, ha cambiato nome e anche sostanza.

Enshittification ed entropia

Gli esperti parlano di enshittification per descrivere il degrado verso cui tendono i social network. Tutti noi conosciamo il significato della parola shit. Vorrei, però, provare a descrivere il fenomeno in modo diverso facendo un rimando all’entropia.

Non è facile spiegare in breve che cosa sia l’entropia in fisica. Serve a poco dire che l’entropia sia una misura del disordine: è meglio descrivere l’entropia come mancanza di informazione. In fisica, l’informazione è la serie di dati utili a dettagliare la posizione e la velocità di ogni particella di un sistema complesso soggetto a una trasformazione.

In fisica, come nei social network, dove l’entropia aumenta, l’energia si degrada. Nel caso dei social si parla di enshittification.

L’algoritmo

L’algoritmo decide cosa meritiamo di vedere sui social network, ignorando persino i post degli amici, anche dei più cari, se non sono coerenti con le nostre abitudini passate. Se, per esempio, guardi un reel su come preparare bene il caffè con la moka, allora Facebook inonderà il tuo feed di caffè. Più un contenuto somiglia a quelli già visti e piaciuti, maggiore sarà la probabilità di vederlo.

Il Diavoletto di Maxwell e l’entropia nel nostro feed

L’algoritmo agisce come il Diavoletto di Maxwell, seleziona i contenuti da mostrare e scarta tutto il resto.

Più i contenuti somigliano a quelli già visti, cioè più sono omogenei, e minore sarà l’entropia nel nostro feed. L’entropia è bassa proprio perché c'è un ordine, una logica, una scaletta prevedibile. Al contrario, l’entropia aumenta quando un post ci sorprende, ci interessa e innesca una nostra reazione autentica, coinvolge e genera senso.

In altre parole, l’algoritmo mette ordine nel nostro feed e, dove c'è un ordine, l’entropia si abbassa. Però, dalla fisica sappiamo che nell'universo l’entropia cresce sempre (o, al più, resta costante se una trasformazione è reversibile, ma non è questo il nostro caso). Allora, se l’entropia si abbassa da una parte, vuole dire che aumenta altrove. Dove, nel nostro caso? Nel web e ovunque al di fuori del nostro feed.

628-2 (264K)

Enshittification nei social ed aumento di entropia

Che cosa succede se l’entropia aumenta? Succede che l’energia si degrada. In fisica, l'energia degradata è quella non più utilizzabile per generare lavoro. Il motore di un’automobile consuma benzina per sfrecciare veloce, ma rilascia nell’ambiente fumi di scarico, rumore e calore che non servono a nulla e inquinano.

Nella realtà dei social, l’energia è la spinta creativa degli utenti che postano contenuti, commentano, condividono, partecipano a una discussione. Se l’energia creativa degli utenti viene soffocata dall'algoritmo, si degrada in un mare di insignificanza.

Più in dettaglio

In fisica, l’entropia S è legata al numero W di tutti i diversi modi possibili in cui le singole particelle possono ricombinarsi, compatibilmente con quanto è osservabile dall’esterno, dall’equazione di Boltzmann

S = kB ln W

dove kB è costante di Boltzmann.

Per capire che cosa sia il numero W, consideriamo il lancio di due monete; gli stati osservabili possibili sono:

  • 2 teste: si realizza in un solo modo possibile (W = 1);
  • 1 testa: ci sono due modi possibili (W = 2), cioè testa - croce, oppure croce - testa;
  • 0 teste: si realizza in un solo modo possibile (W = 1).

Lo stato osservabile con maggior entropia è 1 testa, perché si può realizzare in due modi anziché uno solo. Se non sappiamo quale delle due moneta sia testa, abbiamo un’incertezza: questa è l’entropia. Gli stati 2 teste e 0 teste hanno minore entropia perché l’informazione è completa (le monete sono entrambe nello stesso verso, non c'è dubbio).

La fuga dai social

L’algoritmo mette ordine proponendo solo un certo tipo di contenuti a discapito di altri: nel mio esempio, tutto su come fare il caffè invece delle foto dell'amico in vacanza sulla neve. Poca varietà di contenuti vuol dire bassa entropia (come per le due monete quando sono entrambe testa).

L'entropia diminuisce nel feed e aumenta altrove, tra i tanti contenuti scartati dall'algoritmo e che non ottengono visualizzazioni. Gli utenti, frustrati dalla mancanza di visibilità e di stimoli, smettono di partecipare e finiscono per disertare i social network.

Conclusione

L’enshittification sarà la fine per i social network perché è così che devono andare le cose? In fisica, l’entropia dell'universo cresce e l’energia si degrada fino a raggiungere uno stato di equilibrio dove non può più succedere nulla.

L’algoritmo premia alcuni contenuti, una minima parte, e ne scarta molti di più. Il processo diventa sempre più dispendioso e gran parte dell’energia creativa degli utenti viene oggi sprecata, filtrata, nascosta o dispersa nel rumore di fondo.

Senza i contenuti postati dagli utenti non esisterebbero i social network.

I social network smetteranno di funzionare quando l’energia si sarà degradata tanto da non generare più coinvolgimento. La fuga degli utenti e il silenzio dei feed sono la conferma di questa previsione. Una volta esaurita la spinta a postare degli utenti, ciò che resta è solo un mare di insignificanza.

Dettagli: 15/02/2026 · 40 view

About me

Antonio Picco, blog on-line dal 2003.

Nel mio blog condivido riflessioni inedite sull'evoluzione del digitale e il suo impatto sulla società, con l'obiettivo di scardinare i diktat del pensiero stampato.
Le parole sono di tutti e le opinioni si condividono.