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Il rock iniziatico dei Bridgend nell'album Rebis

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I Bridgend pubblicano Rebis, un concept album di ispirazione rock progressive e con interessanti vedute sul senso profondo dell'esistenza.

Bridgend

La band si chiama come la cittadina gallese Bridgent dove il chitarrista e fondatore Andrea Zacchia si trovava quando componeva e incideva le prime pre-produzioni del concept album Rebis.

Di ispirazione sono state le band rock progressive degli anni Settanta ed Ottanta, come i Marillion e i Pink Floyd, e i Bridgend si presentano come un gruppo post rock con influenze progressive.

I Bridgend hanno dato sede al loro progetto a Bologna e contano sulla collaborazione di Lorenzo Sirani Fornasini (basso) e di Denis Kokomani (batteria). Ad aprile partirà il tour in Italia.

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Rebis

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L'album Rebis è un concept album in cui convergono le ispirazioni rock progressive e le invenzioni compositive dei Bridgend.

Tre personaggi raccontano il viaggio di Rajas verso l'isola di Rebis. I dialoghi sono scritti da Lorenzo Polonio. Rajas è accompagnato da Sattva, il mentore, e da Tamas, un vecchio amico, che lo aiuteranno a sciogliere i legami che lo trattengono a Ys, il suo mondo.

Le voci dei tre personaggi sono quelle degli attori Roberto Bonfantini, Lodovico Zago e Gioele Barone.

Le registrazioni sono state fatte al PoliStudio Recording di Roma con l'ingegnere del suono Andrea Saponara.

La band racconta che ci sono voluti tre mesi a completare le registrazioni e che hanno impiegato macchine analogiche e microfoni ambientali per rendere all'ascoltatore gli effetti della riflessione dei suoni sui materiali presenti in sala di registrazione.

I synth e le chitarre sono di Andrea Zacchia, i bassi di Gabriele Petrillo e le batterie di Daniele Naticchioni. Gli artwork sono di Gabriele Ciufo. Rebis sarà distribuito da Believe Digital.

L'immagine rappresenta un cerchio centrato su una croce, al cui interno sono inscritti un triangolo e un quadrato. La simbologia a cui rimanda evoca messaggi esoterici e iniziatici. Infatti, Rebis indica proprio la pietra filosofale, a cui sembra rimandare la simbologia rappresentata dal cerchio.

Nel brano che dà nome all'album vale il consiglio di vivere come se il domani non arrivasse mai, anche se il domani arriva sempre. Prevale nell'ambientazione sonora riempita da suoni elettronici un'atmosfera di viaggio e sembra di percepire le parole di un testo che non c'è, come quando di una conversazione si ricorda l'emozione delle parole ma non le parole dette e ascoltate.

In Rendezvous la scrittura dei dialoghi si fa filosofica e sembra richiamare l'ascoltatore a concentrarsi solo su ciò che è e che non può non essere.

Anche Tetracedron planus vacuus propone un inizio enigmatico con quel cerca, trova secondo cui la storia dell'universo è scritta sulle cortecce degli alberi. Lo stesso titolo rimanda a disegni Leonardeschi.

Segnalo anche il brano Ys per le invenzioni sonore, specie nella parte iniziale, che mi ricorda le installazioni artistiche ed audio di Haroon Mirza, che ho avuto modo di vedere sia a Venezia (Biennale, 2011) che a Londra (Camden Arts Centre, 2012). In comune trovo il riferimento a figure geometriche wire-frame (il tetraedro e il cerchio) e all'elaborazione di suoni elettronici, anche se in contesti del tutto diversi.

Zain

Il 26 marzo è uscito il primo singolo estratto da Rebis, accompagnato da un video su Youtube.

Col desiderio di vivere tutto come se fosse la prima volta, i Bridgend con Zain accolgono l'ascoltatore a Rebis, un luogo dove si arriva dopo aver bevuto l'ultimo bicchiere e abbracciato tutti.

Dopo il dialogo, il brano propone temi musicali di ampio respiro e con trovate ritmiche ricorsive e regolari. In sottofondo si possono apprezzare le elaborazioni elettroniche.

Dettagli: Recensioni · 29/03/2017 · 135 view

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Sono Antonio Picco e mi piace commentare le dinamiche di Twitter e di Facebook, i discorsi impegnati, gli spot pubblicitari, libri, musica e la tv.
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